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PRESENTAZIONE A CURA DI PIERO BARGELLINI Guai all'uomo solo, ammonisce la Bibbia. E guai all'artista solo si potrebbe parafrasare. Nonostante la loro personalità, anzi nonostante il loro personalismo, per non dire addirittura il loro individualismo, anche gli artisti sono uomini e quindi animali sociali, che han sempre ricercato una certa forma di convivenza. Dalle Corporazioni trecentesche, dal Brieve dei pittori senesi allo statuto dei Paiolanti fiorentini, dall'Accademia di San Luca alla Società Artistica, tutti i secoli han veduto gli artisti riunirsi ed associarsi. Anche i più ribelli ed apparentemente più asociali sentirono il bisogno di fare comunella e di formare gruppo, dagli impressionisti agli Scapigliati, dai macchiaoli ai Chiaristi. Negate le Accademie si formavano le Scuole da quella di Barbizon a quella di Resina, né mancarono i Manifesti da quello Futurista del Marinetti a quello Bianco del Fontana. Disertati (apparentemente) i Musei, vennero frequentati i Caffè, da quello Michelangiolo a quello delle Giubbe Rosse, da quello dell'Ussero di Pisa, a quello Bardi di Livorno, e Borri dei Macchiaoli a Pistoia, oggi al Globo. In ogni paese e in ogni momento anche gli artisti si ricercarono per affinità, si riunirono per necessità, formavano gruppo, per non dire comunella. E un nuovo Gruppo è sorto nei nostri giorni, denomitato «TOSCANA ARTE», di artisti i quali non han voluto issare un nuovo vessillo, proclamando un nuovo credo estetico. Si sono soltanto riconosciuti sotto il cielo della Toscana, che in fatto di arte non è una regione e neppure un continente, ma un mondo intero. Sotto la denominazione Toscana essi han voluto garantire una genuinità di prodotti, simili a quelli che si ottengono dalle vite e dall'olivo. Non sono apprezzati intrugli teorici o sofisticazioni dottrinali. Pane al pane e vino al vino. Potrebbe essere questo il motto degli artisti raggruppati nella «Toscana Arte». Ma perché la formula non sembri addirittura utilitaria, viene riconosciuta da questi artisti toscani anche la legittimità del cipresso, pianta di pura e quasi metafisica bellezza, solenne presenza nel paesaggio anche più modesto, emblema e suggello d'una poesia di sublime disinteresse. Ed è proprio in virtù di questa insopprimibile poesia che l'arte toscana ha sempre superato il provincialismo e il regionalismo per toccare le sfere dell'universale. Piero Bargellini |
